{"id":4780,"date":"2013-02-11T10:55:56","date_gmt":"2013-02-11T09:55:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parcopan.org\/cesare-lasen-il-maestro-dei-fiori\/"},"modified":"2019-03-28T12:42:23","modified_gmt":"2019-03-28T11:42:23","slug":"cesare-lasen-il-maestro-dei-fiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/parcopan.org\/en\/cesare-lasen-il-maestro-dei-fiori\/","title":{"rendered":"Cesare Lasen: il maestro dei fiori"},"content":{"rendered":"<p>\n   Sembra un rimando al mondo giapponese, che anticipa qualcosa in rapporto allo zen, quasi che si voglia parlare di un monaco buddista\u2026 Invece il protagonista \u00e8 un cristiano, un uomo di fede che si \u00e8 posto per l&#8217;intera vita non tra, ma con i fiori, le piante e il mondo della natura.\n<\/p>\n<p>\n   In un&#8217;epoca cos\u00ec avara, di uomini che riescono a trasmettere insegnamenti, valori ed entusiasmo per la vita, trovare le tracce di un maestro che da sempre \u00e8 nel sentiero della ricerca per studiare e lasciare agli altri il proposito di continuare, \u00e8 un&#8217;occasione da non lasciarsi sfuggire.\n<\/p>\n<p>\n   Cesare Lasen, nato nel 1950 in una frazione omonima (comune di Feltre), vive in un paesino alle pendici del Monte S. Mauro (Vette Feltrine). Proveniente da una famiglia di contadini, gente povera, abituata alla dura vita di montagna, a fare tanto con poco, a non sprecare niente, ad imparare la legge della natura e a conviverci, dapprima \u00e8 riuscito a diplomarsi perito chimico e poi a laurearsi in Scienze Biologiche.\n<\/p>\n<p>\n   Per 4 anni lavora al Centro Ricerche Termiche e Nucleari a Milano, ma il richiamo della sua terra e delle sue radici \u00e8 troppo forte, gli mancano l&#8217;aria, i fiori, le montagne\u2026 Cos\u00ec ritorna a Feltre per dedicarsi all&#8217;insegnamento nelle scuole medie e superiori rivolgendo il suo interesse alla botanica, in particolare alla floristica, fitosociologia e geobotanica. La sua passione lo porta ad occuparsi di studi ecologici e applicativi, con particolare attenzione ai problemi della tipologia forestale, dei prati e di tutti gli habitat di &#8220;Natura 2000&#8221;, ma in particolare dei temi connessi alla conservazione della natura e della valutazione della qualit\u00e0 e dell&#8217;impatto ambientale. Non si contano a tal proposito le consulenze, le collaborazioni con universit\u00e0, i convegni ai quali ha partecipato, gli studi e le pubblicazioni scientifiche.\n<\/p>\n<p>\n   Molti sono anche gli incarichi e le collaborazioni che ha ricoperto o ricopre presso istituzioni, archivi, comitati o redazioni: presidente dell&#8217;associazione editrice della rivista &#8220;Le Dolomiti Bellunesi&#8221;, collaboratore dell&#8217;Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore, della Fondazione Angelini &#8220;Centro studi per la Montagna&#8221;, primo presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (dal 1993 al 1998), componente del Comitato Scientifico Centrale del Cai, della Commissione Centrale Protezione Natura Alpina, presidente del Gruppo di Lavoro per i Parchi, membro della Giunta della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, componente della Consulta Tecnica Nazionale per le aree naturali protette. Sui progetti delle aree SIC e Rete Natura 2000 ha lavorato per conto della Regione Veneto, della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige e della Provincia Autonoma di Trento nella realizzazione di manuali di interpretazione degli habitat e per la redazione di cartografie vegetazionali di interpretazione degli habitat.\n<\/p>\n<p>\n   Ma la sua attivit\u00e0 di ricerca lo impegna soprattutto nelle montagne dolomitiche dove, se per caso lo si incontra lungo un sentiero, in qualche cengia, <i>vi\u00e0z<\/i> o ripido pendio, con il berretto da pescatore in testa, con quella borsa in tela che tiene a tracolla sul davanti \u2013 ci mette le piante per il suo erbario \u2013, piegato con il busto verso il terreno, intento ad osservare una pianta, a fotografare un fiore o tutto preso con la lente d&#8217;ingrandimento per riconoscere una specie, non si direbbe di trovarsi davanti ad uno dei massimi botanici italiani. Ma lui \u00e8 uno cos\u00ec: unisce la grande capacit\u00e0 di muoversi in terreni difficili e con grandi dislivelli, alle conoscenze tecnico-scientifiche che gli servono per studiare quella pianta o quell&#8217;ambiente.\n<\/p>\n<p>\n   \u00c8 invidiabile lo stato di grazia e serenit\u00e0 del quale sembra permeato e non si capisce se sia la fede nel suo Dio a guidarlo oppure lo straordinario fascino che il mondo dei fiori e delle piante esercitano su di lui, mondo che pure un musicista non vedente come Stevie Wonder aveva provato ad indagare nel disco &#8220;The secret life of plants&#8221;.\n<\/p>\n<p>\n   Quando il &#8220;maestro&#8221; parla di fiori e piante sembra si rivolga a persone: le chiama colonie, consorzi, famiglie, comunit\u00e0\u2026, ci va delicato, quasi accarezza le parole, ci mette cura e amore nel dire, e si capisce il perch\u00e9. Seppure viviamo in un mondo frenetico, povero di valori e poesia, da sempre i fiori e le piante sono parte della nostra vita. Basti pensare l&#8217;uso che si fa per abbellire un giardino o dare un tocco di colore all&#8217;interno di un&#8217;abitazione. Li si porta ad un invito a cena, ad un incontro amoroso, li si usa nei riti e nelle cerimonie.\n<\/p>\n<p>\n   I fiori cadenzano il nostro tempo e le nostre esistenze, sono dei compagni di viaggio, la riconferma, il risveglio della terra e della natura tutta dopo il lungo letargo invernale, sono la gioia, il sorriso, la voglia di vivere e darsi agli altri: colore, profumo, polline.\n<\/p>\n<p>\n   Quante volte noi, frequentatori della montagna, siamo passati indifferenti davanti ad un albero secolare, ad un arbusto o ad un fiore, quante invece siamo rimasti l\u00ec incantati, come davanti allo specchio della nostra anima. Aveva visto e sentito bene il politico americano Henry Word Beecher quando nel 1800 diceva: &#8220;<i>I fiori sono le creature pi\u00f9 dolci che Dio abbia mai fatto e alle quali si sia dimenticato di infondere un anima<\/i>&#8220;.\n<\/p>\n<p>\n   Ed \u00e8 forse per questo che il &#8220;maestro dei fiori&#8221;, dopo una vita spesa per lo studio e la ricerca, ancora oggi conserva intatta la sua grande passione che con entusiasmo coinvolgente trasmette durante corsi, escursioni, conferenze ed incontri. In suo onore il professor Fr\u00f6hner (uno specialista tedesco di Dresda) dopo aver scoperto nel 1986 una nuova pianta nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (Busa delle Vette) gli ha dedicato l&#8217;<i>Alchemilla lasenii<\/i>, e nel 2011 il suo lavoro per la cultura alpina \u00e8 stato riconosciuto dalla giuria del prestigioso premio &#8220;Pelmo d&#8217;oro&#8221;.\n<\/p>\n<p>\n   L&#8217;ennesima salita del Monte San Mauro \u00e8 l&#8217;occasione per rinsaldare il nostro rapporto d&#8217;amicizia ed affrontare temi ambientali, mai come oggi cos\u00ec attuali e sentiti.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   <strong>Come ti sei avvicinato ai fiori, allo studio della flora e della botanica?<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n   Subito dopo il diploma come perito chimico, a Milano, avevo deciso di seguire biologia poich\u00e9 per scienze naturali era obbligatoria la frequenza. Ho scelto un piano di studi con botanica in evidenza e, soprattutto, la materia preferita, fitogeografia. Il motivo: non mi piaceva la citt\u00e0 industriale e in estate non vedevo l&#8217;ora di tornare dai nonni, la casa pi\u00f9 alta e isolata della frazione di Lasen, senza strada, senza acqua corrente, senza luce elettrica. Probabilmente le prime esperienze in natura risalgono all&#8217;et\u00e0 infantile e quell&#8217;imprinting \u00e8 poi riaffiorato in et\u00e0 giovanile.\n<\/p>\n<p>\n   &nbsp;\n<\/p>\n<p>\n   <strong>C&#8217;\u00e8 stato qualcuno che ti ha fatto da maestro?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Sostanzialmente da autodidatta, con aiuti da parte del professore che ha accolto la mia proposta di tesi. Subito dopo l&#8217;Universit\u00e0, invece, \u00e8 stato il prof. Sandro Pignatti, diventato poi amico, a incoraggiarmi e insistere affinch\u00e9 continuassi a occuparmi di flora.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Cosa ti rimandano i fiori, le piante, gli alberi da dedicarci cos\u00ec tanto tempo? \u00c8 solo ricerca tecnica o c&#8217;\u00e8 del sentimento?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Il verde mi ha sempre attratto, era il mio colore preferito fin da bambino. La variet\u00e0 del mondo vegetale era stupefacente e volevo capirla meglio. S\u00ec, parte era sentimento, ma non mi bastava, volevo penetrare tra i segreti di quel mondo ed era necessario approfondire, appunto ricercare.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Sei stato il primo presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, cosa ha significato per te questa esperienza?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Ho accettato per senso di responsabilit\u00e0 in un momento difficile (tangentopoli) e perch\u00e9 mi \u00e8 stato chiesto dal Cai. Mi ha cambiato la vita, sicuramente, \u00e8 stata dura, ma ho imparato molto a livello amministrativo, istituzionale, dei rapporti con le persone. La sfida era quella di dimostrare che chi si occupa di ambiente e di natura non \u00e8 solo per gli &#8220;ismi&#8221; e per i &#8220;no&#8221; pregiudiziali.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Quali sono i lavori, le ricerche, i progetti o gli studi per l&#8217;ambiente che ti hanno dato pi\u00f9 soddisfazione e gratificazione?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Non ho mai pensato al lavoro e alla ricerca per avere immediata gratificazione. All&#8217;inizio ero contento di potermi occupare dei valori naturalistici del territorio in cui ero nato. Studiavo per diletto, da appassionato, e solo a 38 anni, viste le richieste di alcuni enti pubblici, ho pensato che fosse utile dotarsi di partita IVA. Diciamo che ognuno ha avuto un suo valore. Forse, la cura, oltre alla scrittura dei testi per la provincia di Belluno, del volume Tesori naturalistici. In esso ho concentrato le mie idee sulla natura e sul territorio. Ringrazio la Fondazione Cariverona che, chiedendomi, un contributo in quel versante, mi ha lasciato ampia libert\u00e0 di scelta e quasi due anni di tempo per arrivare al risultato. Dai titoli delle pubblicazioni emergono i vari settori di cui mi sono occupato e, ultimamente, sempre pi\u00f9 mi concentro sulle relazioni tra uomo e territorio, finalizzate alla cura e valorizzazione del paesaggio.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Si possono quantificare gli appassionati o gli studiosi della flora alpina in Italia?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Ci sono vari livelli, difficile avere una stima precisa. Il gruppo FAB (flora alpina bergamasca) che \u00e8 tra i pi\u00f9 attivi, conta molti soci, ma quelli che fanno ricerca sono una decina. Ad essere ottimisti, l&#8217;ordine di grandezza, inclusi appassionati di buon livello, non supera poche centinaia.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Quali contributi pu\u00f2 portare un botanico o un florista come te al mondo della montagna e della scienza?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   La conoscenza \u00e8 sempre la base di partenza per qualsiasi orientamento gestionale. Il botanico \u00e8 come l&#8217;archeologo e cerca di individuare i valori del territorio, a volte sulla base di reperti relittuali. Pi\u00f9 in generale pu\u00f2 offrire un contributo determinante nell&#8217;individuare le aree sensibili, vulnerabili, da valorizzare e riqualificare.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p align=\"left\">\n   <strong>C&#8217;\u00e8 un settore della botanica nella quale ti senti pi\u00f9 portato, pi\u00f9 specializzato?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Sono &#8220;nato&#8221; come florista, indispensabile per riconoscere il maggior numero possibile di piante e avere le basi. Fin dall&#8217;inizio ho eseguito rilievi fitosociologici, occupandomi di fitogeografia in senso lato. Presto ho percepito la necessit\u00e0 di occuparmi di problemi applicativi, di ecologia e gestione del territorio, anche di pianificazione. Da presidente di parco, inoltre, non potevo non occuparmi di conservazione della natura (liste rosse natura 2000, problemi gestionali appunto).\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   <strong>Infine, sempre pi\u00f9 frequentemente, mi sto occupando di conoscenza e interpretazione del paesaggio. In che cosa consiste il tuo erbario e come lo mantieni vivo?<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n   Non ho dati precisi e aggiornati, ma occupa un intero armadio in garage. Potrei stimare una raccolta di almeno 4000-4500 specie in circa 25000 fogli. Necessita di cure per evitare che i parassiti lo distruggano.\n<\/p>\n<p>\n   &nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   <strong>Hai un termometro delle condizioni in cui si trovano oggi i parchi italiani?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Purtroppo c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;involuzione di tutto il sistema delle aree protette, mai decollato. Meno risorse (entro certi limite comprensibile per i tagli generalizzati), ma preoccupano soprattutto le motivazioni culturali che segnano indiscutibili regressi, quasi che non fossero i gioielli da rispettare e valorizzare. Su questo tema si sta sviluppando un dibattito e partecipo attivamente al Gruppo di San Rossore che cerca, appunto, di riportare l&#8217;asse del dibattito su binari non ideologici e non asserviti a politiche di basso profilo o, peggio ancora, verso tentativi di &#8220;privatizzazione&#8221; e svendita che confermano la crisi del paese.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   <strong>Con i cambiamenti climatici in corso, lo scioglimento della neve e la scarsit\u00e0 d&#8217;acqua, ci sono specie a rischio nelle nostre montagne?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Ci sono molti studi, ricerche, modelli previsionali e cominciano ad arrivare i primi risultati. Il programma count-down 2010 ha dimostrato il fallimento sostanziale delle politiche di tutela, troppo deboli per essere efficaci. Se non vi fosse pericolo non vi sarebbe la necessit\u00e0 di ricorrere a nuovi protocolli e tentativi a livello internazionale.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   <strong>Fai parte del Comitato Scientifico della neonata Fondazione Dolomiti-Unesco, pensi che questa sia un&#8217;occasione per preservarle meglio o vedi il rischio che si possano trasformare in luna park?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Sicuramente il riconoscimento \u00e8 un motivo in pi\u00f9 per pensare a diverse politiche di sviluppo sostenibile. Al momento vedo ancora qualche criticit\u00e0 localizzata, ma non il rischio di un luna park. I problemi planetari sono pi\u00f9 preoccupanti di quelli locali.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   <strong>Di fronte allo stato di degrado, inquinamento e distruzione che l&#8217;uomo ha causato al pianeta Terra, mettendo a rischio non solo la sopravvivenza delle altre specie, ma anche la sua stessa vita, pensi che ci sia ancora una via di salvezza?<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Dobbiamo &#8220;sperare&#8221; che non sia troppo tardi. La tecnologia qualcosa sta facendo. Certo, alcuni equilibri sono ormai compromessi, ma si deve ancora lavorare molto e non \u00e8 detto che sia sufficiente. La Natura sa, nel tempo, riconquistare propri spazi, ma quando si superano certe soglie, il degrado \u00e8 irreversibile.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   \n<\/p>\n<p>\n   &#8220;<i>Quando valichi il passo ti si para davanti una visione di incredibile bellezza, stupefacente. Sono rimasto senza parole. Tutta la catena di cime dal Makalu all&#8217;Everest supera qualsiasi paesaggio montano che abbia veduto finora\u2026 Ho attraversato una foresta di ginepri e rododendri affastellati da liane ed epifite. E mi sono divertito a correre in mezzo a prati fioriti di astri che chiazzavano di colore le pendici dei monti. Sono rimasto in estasi per met\u00e0 del tempo e durante la discesa il mio pensiero si \u00e8 fissato sulla natura che sta tornando verde. \u00c8 stato molto interessante vedere tutte quelle montagne innevate, ma non \u00e8 tutto per me. \u00c8 pi\u00f9 bello vedere il gioioso risveglio della natura, questa \u00e8 la vera gioia.<\/i>&#8221;\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   In questo sentimento che l&#8217;alpinista George Mallory nel 1921 annota nel suo diario durante il primo tentativo di salita all&#8217;Everest (dove poi nel 1924 assieme a Andrew Irvine perse la vita), forse sta il segreto dell&#8217;andare per monti. In quel momento, pi\u00f9 che all&#8217;effimera &#8220;conquista&#8221; della montagna, George aveva trovato ci\u00f2 che cercava, aveva respirato la gioia della primitiva bellezza. Quasi un lascito a coloro che guardano sempre verso l&#8217;alto dimenticando ci\u00f2 che sta sotto e attorno.\n<\/p>\n<p align=\"justify\">\n   Non \u00e8 certo cos\u00ec per Cesare Lasen che questo sentimento ha fatto suo entrando in comunione con il mondo dei fiori, delle piante e delle altre specie, traendone un&#8217;armonia e un insegnamento che \u00e8 il senso del nostro passaggio terreno: non solo di essere stati, ma di lasciare e preservare per coloro che seguiranno tanta o pi\u00f9 bellezza di quanta abbiamo trovato.\n<\/p>\n<p align=\"left\">\n<p align=\"left\">\n   <strong>Pubblicazioni scelte<\/strong>\n<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., 1975 &#8220;Osservazioni preliminari sulla flora e sulla vegetazione del Monte San Mauro&#8221; (Alpi Feltrine). Giorn. Bot. Ital.; <font size=\"2\">109, 4-5: 299-300.<\/font>\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., Pignatti S., Scopel A., 1977 &#8220;Guida Botanica delle Dolomiti di Feltre e di Belluno. Ed. Manfrini&#8221;.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C. (a cura di) 1986 &#8220;Le Alpi: guida alla natura dell&#8217;arco alpino&#8221; Ist. Geogr. De Agosti\u00adni.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., Piazza F., Soppelsa T., 1993 &#8220;Escursioni nelle Alpi Feltrine&#8221;. Cierre Edizioni.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Del Favero R., Lasen C., 1993. La vegetazione forestale del Veneto. 2\u00aa Ed. Libreria Progetto Edit., Padova<font size=\"2\">.<\/font>\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., 1994 &#8220;La vegetazione&#8221;. In Busnardo G., Lasen C. &#8220;Incontri con il Grappa: il paesaggio vegetale&#8221;: 60-173. Ed. Moro, Centro Incontri con la Natura &#8220;don Paolo Chiavacci&#8221;.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Argenti C., Lasen C., 2001. &#8220;La flora. Volume 3 della collana Studi e Ricerche del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi&#8221; Duck edizioni.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Argenti C., Lasen C., 2004. &#8220;Lista rossa della flora vascolare della Provincia di Belluno&#8221; ARPAV.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Ziliotto U. (coord.), Andrich O., Lasen C., Ramanzin M., 2004. &#8220;Tratti essenziali della tipologia veneta dei pascoli di monte e dintorni&#8221; Regione del Veneto, Accademia Italiana di Scienze Forestali.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\" lang=\"de-DE\">\n         Lasen C., 2006. Habitat Natura 2000 in Trentino. Provincia Autonoma di Trento.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C. (a cura di), 2008. &#8220;Tesori naturalistici. Viaggio alla scoperta dei paesaggi e della biodiversit\u00e0, dalla montagna al mare, nelle province di Belluno, Vicenza, Verona, Mantova, Ancona&#8221; Fondazione Cariverona.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Buffa G., Lasen C., 2010. <span lang=\"de-DE\">Atlante dei siti Natura 2000 del Veneto.<\/span> Regione del Veneto, Direzione Pianificazione Territoriale e Parchi, Venezia, pp. 394.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., 2011. &#8220;Il concetto di valore nella componente naturale del paesaggio&#8221;. In AA.VV. &#8220;Esercizi di paesaggio&#8221;. Pag. 51-60. Regione del Veneto. Direzione Urbanistica e Paesaggio (n. 4), Venezia.\n      <\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"justify\">\n         Lasen C., 2011. &#8220;Linee guida per l&#8217;analisi ecologica e per la valutazione del patrimonio naturale&#8221;. In AA.VV. &#8220;Esercizi di paesaggio&#8221;. Pag. 61-69. Regione del Veneto. Direzione Urbanistica e Paesaggio (n. 4). Venezia\n      <\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>\n   <i><br \/><\/i>\n<\/p>\n<p>\n   <i>Vittorino Mason<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i segreti del mondo vegetale con il botanico Cesare Lasen<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":4781,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[29,248,249,159,250,251],"class_list":["post-4780","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-non-categorizzato","tag-28_03_2019__11_23_48","tag-botanica","tag-cesare-lasen","tag-dolomiti","tag-fiori","tag-natura-2000"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v25.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Cesare Lasen: il maestro dei fiori - Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/parcopan.org\/cesare-lasen-il-maestro-dei-fiori\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Cesare Lasen: il maestro dei fiori - 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