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 ParcoPan > Territorio > Ambienti del Parco

Il Vanoi e la Val Canali

Sono due valli dal fascino particolare la cui storia politico-economica è sostanzialmente coincidente nonostante la differente dislocazione sul territorio.

La Valle del Vanoi, caratterizzata da luoghi suggestivi e ancora selvaggi, è un bacino praticamente chiuso su tutti i lati, tranne che nella parte più meridionale, dove confluisce nel Cismon.Si incunea profondamente nel punto in cui il massiccio del Lagorai raggiunge la sua massima profondità in direzione Nord-Sud,biforcandosi tra il gruppo di Cima Cece (2749 mt.)ed il massiccio di Cima d'Asta (2848 mt.).Il paesaggio è stato modificato nei secoli passati da un'impressionante serie di catastrofi naturali (alluvioni e smottamenti)dovute al carattere torrentizio dei corsi d'acqua.

L'incantevole Val Canali, situata nella parte sud-orientale del Parco,a nord è dominata da imponenti gruppi rocciosi del versante meridionale delle Pale di S.Martino, mete da sempre ambite dagli alpinisti: Cima Canali(2900 mt.),il Sasso de le Lede (2580 mt.) e la Cima d'Ostio (2405 mt.) fra la Val Pradidali e il Vallon delle Lede, oltre alla Cima dei Lastei (2846 mt.) fra il Vallon delle Lede e la Val Canali.Sono le montagne che dividono, con un triangolo roccioso, la Val Pradidali dalla Val Canali, caratterizzate in alto da ripidi gradini di origine glaciale.

Il punto di congiunzione della Val Pradidali con la Val Canali è nella località Cant del Gal, il cui nome fa riferimento alle arene di canto del gallo cedrone.Qui si trovano una vasta area di parcheggio e punti di ristoro.

Fauna

Capriolo
Nelle zone prative e nelle radure del bosco, in primavera non è difficile avvistare il capriolo (Capreolus capreolus). Un animale legato all'esistenza di prati falciati è la lepre comune (Lepus europaeus) la cui presenza, nel Parco,è circoscritta alla Val Canali e alle pendici delle Pale. A quote superiori ai 1300 metri vive, diffusamente in tutto il Parco la lepre (Lepus timidus).

Tra i carnivori ,il più diffuso è sicuramente la volpe (Vulpes vulpes),animale opportunista per eccellenza, riesce a sfruttare le più disparate risorse alimentari a seconda della disponibilità.

Cuccioli di volpe
Il tasso (Meles meles) è il mustelide che si trova più frequentemente nel territorio del Parco.Interessante è la presenza del genere Martes con le specie faina (Martes foina) e martora (Martes martes).Negli ambienti detritici e nei boschi d'alta quota dei basamenti dolomitici si può incontrare facilmente la salamandra nera o alpina ( Salamandra atra), rara fino a qualche anno fa.
Negli ambienti d'alta quota è padrone incontrastato il camoscio (Rupicapra rupicapra).Sono luoghi amati anche dall' aquila ( Aquila chrysaetos),il rapace predatore che nidifica negli anfratti rocciosi delle Pale e del Lagorai.

Lince
Il simbolo della fauna del Vanoi è certamente la lince (Lynx lynx), la cui presenza è stata ripetutamente segnalata.La specie si era estinta in queste zone alla fine dell'ottocento, a causa della caccia incondizionata e delle modificazioni dell'ambiente operate dall'uomo sul territorio.
Ai margini delle zone prative si trova l'habitat adatto al francolino di monte (Bonasa bonasia),il tetraonide forestale per eccellenza, che nidifica mimetizzandosi sul terreno.Alla vita agropastorale è legata la coturnice (Alectoris graeca), un fasianide che ha conosciuto negli ultimi decenni un forte calo, dovuto principalmente all'abbandono della montagna da parte dell'uomo, con la conseguente scomparsa della maggior parte delle sue zone di svernamento.

A quote superiori, in aree appartate della Valsorda e della Valzanca, nidificano anche il gallo cedrone e il fagiano di monte (Tetrao tetrix). I boschi e le radure del Vanoi sono anche terreno di caccia di parecchi predatori alati. Tra gli Accipitridi menzioniamo la poiana (Buteo buteo) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Un osservatore poco attento può facilmente confonderli per la somiglianza di forme e colori; frequentano entrambi il Parco soprattutto nel periodo primaverile ed estivo.

L’astore (Accipiter gentilis) e lo sparviere (Accipiter nisus) sono due rapaci che per la loro conformazione fisica riescono a cacciare anche nel fitto del bosco.
L’unico rappresentante dei Falconidi è il gheppio (Falco tinnunculus), che si nutre di insetti e microroditori, perlustrando il territorio con la caratteristica postura denominata dello “spirito santo”, durante la quale l’uccello riesce a mantenersi in volo in modo stazionario.
Il gufo reale (Bubo bubo), assieme all’aquila reale, è l’unico superpredatore alato presente nel Parco. Nella dieta di questo grosso rapace notturno rientrano le più disparate specie animali. Di dimensioni nettamente inferiori troviamo l’allocco (Strix aluco) e il gufo comune (Asio otus). Il primo è sostanzialmente forestale; il secondo arriva qui esclusivamente per riprodursi, mentre in inverno migra verso aree con temperature più clementi.

Sono presenti anche la civetta capogrosso (Aegolius funereus), così denominata per le proporzioni testa-corpo, e la civetta nana (Glaucidium passerinum), la più piccola e meno notturna di questi rapaci, che spesso fa sentire il proprio richiamo alle prime luci del giorno. Presso i muretti a secco non è difficile trovare rettili innocui come il colubro liscio (Coronella austriaca), mentre tipicamente legata agli ambienti umidi è la natrice (Natrix natrix). Attenzione comunque anche ai rettili velenosi: la vipera comune (Vipera aspis)si trova in zone soleggiate e sotto i 1200 metri di quota, mentre ad altitudini superiori si trova il marasso (Vipera berus), spesso in livrea melanica.

Arvicola rossastra
Tutta la fascia boschiva del Vanoi e dell’intero Parco è popolata anche da microroditori.
Da una ricerca condotta all’interno del Parco sulle popolazioni di micromammiferi arboricoli e terragni è stata accertata la presenza di ben 13 specie di roditori e 6 di insettivori. Lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) è presente in tutte le zone boscate e lo vediamo saltare da un albero all’altro con estrema agilità per sfuggire ai predatori. Il ghiro (Glis glis) in condizioni particolari può danneggiare in modo sensibile i boschi di conifere a causa della sua propensione ad alimentarsi della corteccia delle cime degli alberi nel periodo primaverile. Sono presenti pure il moscardino (Muscardinus avellanarius), il driomio (Dryomys nitedula) e il topo quercino (Elyomis quercinus). Caratteristica è la presenza in queste specie di una lunga e più o meno folta coda. A parte lo scoiattolo, hanno perlopiù abitudini notturne e nella cattiva stagione cadono in un profondo letargo per sfuggire ai rigori invernali. Possiamo ricordare anche l’arvicola delle nevi (Microtus nivalis) e l’arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus). Tra gli insettivori: la talpa (Talpa europaea), il toporagno alpino (Sorex alpinus) e il toporagno acquaiolo di Miller (Neomys anomalus), specie ancora poco conosciuta, che, al contrario di quanto può far pensare il nome, si può trovare anche lontano dall’acqua.

Tra i Corvidi si possono osservare il corvo imperiale (Corvus corax), il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), la cornacchia (Corvus corone) con entrambe le sottospecie: cornacchia nera (Corvus corone corone) e cornacchia grigia (Corvus corone cornix).



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